Domenica 22 dicembre, ore 9.30 – 11.30.
Riflessione su una nozione chiave dell’ebraismo: Il ritorno a Dio – תשובה (Teshuvà),
presentata da Raniero Fontana, e ripresa in chiave cristiana da p. Luciano Larivera S. I.
La teshuvà, dicono i Saggi, è in ognuno di noi.
Spesso la parola ebraica teshuvà viene resa in italiano con il termine “pentimento”. In tal modo si rischia di stravolgerne il senso: teshuvà significa in realtà “ritorno” e i due concetti sono assai diversi.
Chi si pente è oppresso dal senso di colpa, chi ritorna spera di ritrovare ciò che ha abbandonato. Mentre nel pentimento il sentimento predominante è quello di aver commesso del male, nella teshuvà predomina la consapevolezza che il male sia un incidente di percorso, che non è riuscito a toccare il nostro “io” profondo, la nostra natura che rimane sostanzialmente buona.
Il pensiero chassidico insegna che ciascuno possiede un’anima divina, una scintilla del Signore. Teshuvà significa semplicemente scoprire questo frammento, il proprio autentico “io”, stabilire un contatto con le nostre forze interiori e farne il fattore dominante della nostra vita.
A differenza di chi si pente ed è accasciato dal senso di colpa, un baal teshuvà, l’uomo che sta praticando la teshuvà, è un uomo pieno di gioia perchè si rende conto che sta stabilendo un legame profondo con il proprio potenziale spirituale, scoprendo il proprio rapporto con la creazione.
