L’analisi dell’esperta Mirta Da Pra svela gli aspetti fondamentali da conoscere sul tema. Parla di un quadro preoccupante e in peggioramento, sul quale la politica spesso chiude gli occhi o interviene inadeguatamente.

Mirta Da Pra è una giornalista professionista e ormai da molti anni lavora all’interno del gruppo Abele, dove risulta una delle massime esperte per quanto riguarda il tema della tratta. Al Centro Veritas mercoledì 13 febbraio ha raccontato le sue esperienze e ha offerto ai presenti un’efficace panoramica del fenomeno.

Ai fini di inquadrarlo, ecco che cosa l’Unione Europea include tra i crimini di tratta: lo sfruttamento sessuale, sul lavoro,  la vendita di organi, i matrimoni forzati e l’accattonaggio.

Uno dei problemi più preoccupanti che sono rilevati da chi lavora sul campo è che, sempre più spesso, le persone coinvolte, spesso  provenienti dall’estero ma anche e in generale che  con problemi economici, vengono impiegati sia nell’uno sia nell’altro campo. Avviene quindi ad esempio che chi un giorno viene fatto prostituire un altro viene mandato ad elemosinare all’angolo di una strada.

Per chi viene dall’estero tuttavia diventare vittime di tratta risulta, ha un risvolto tragicamente utile , perché è una via per mandare denaro ai familiari rimasti in patria. Non di rado, infatti, è la famiglia stessa che, al fine di sollevarsi economicamente, “sacrifica” uno dei suoi membri mandandolo all’estero in cerca di un futuro migliore, pur conoscendo i rischi per il loro congiunto. Le incognite sono purtroppo molte quando si vuole migrare in Italia, sia che si prenda la rotta balcanica sia quella mediterranea. Per le potenziali vittime di tratta avviene che i trafficanti contattino la famiglia in patria, forniscano loro i documenti falsi e facciano loro credito per pagare il viaggio alla persona prescelta. Questa, se sarà stata in grado di superare il terribile viaggio, sarà poi costretta ad estinguere il debito che spesso consta di cifre molto elevate, subendo forme di sfruttamento inumano come la prostituzione.

La vittima, arrivata in Italia, spera di cavarsela con qualche mese di sacrifici, ma spesso non è così. È per questo che deve intervenire la rete di associazioni anti-tratta. Il loro impegno è fondamentale per togliere le ragazze dalla strada, coinvolgerle in un processo di reinserimento nella società e far sì che  trovino strade alternative all’essere sfruttate. Gli ostacoli e le difficoltà durante il percorso sono  innumerevoli. È purtroppo da considerare che  talvolta queste persone si legano affettivamente a chi li sfrutta. Dal loro punto di vista, costoro le hanno comunque portate in una condizione spesso migliore di quella che vivevano nel paese d’origine oppure le trattano con alcune gentilezze per legarle a loro.

In certe occasioni, oltre alle difficoltà burocratiche e legislative, a mettere ancora più in difficoltà le associazioni anti-tratta è la stessa amministrazione pubblica. Mirta Da Pra racconta uno dei casi: tramite un’ordinanza del sindaco, era stato  ingiunto di allontanare le prostitute dalla strada. La sola ed immediata conseguenza fu che gli sfruttatori le spostarono all’interno di edifici, occultando ancor di più il fenomeno e rendendone difficile la tracciabilità e lo screening e l’assistenza sanitarie da parte delle unità di stata anti-tratta.

Il rapporto con le istituzioni non è sempre stato così difficoltoso. A cavallo tra la fine dello scorso secolo e l’inizio del millennio vi erano infatti stati rapporti di cooperazione rilevanti tra associazionismo e autorità politiche e dell’ordine pubblico, che avevano portato al varo di leggi tuttora molto importanti per la lotta alla tratta. Tuttavia, non certo per volere delle associazioni, negli ultimi tempi, le collaborazioni sono diminuite sensibilmente e gli effetti nefasti si sono riscontrati nell’aumento notevole dei casi  a partire dagli anni scorsi.

Tra le sfide quindi che Mirta Da Pra mette in agenda si trova sicuramente al primo posto la necessità di ricreare il rapporto di collaborazione con la politica. Poi, è essenziale affrontare una sfida educativa anche nei confronti dei clienti attuali e potenziali  Infine non si deve mai cessare l’impegno per il contrasto al fenomeno: sono ancora troppo pochi gli interventi delle forze dell’ordine, anche per carenze di organico.

Luca Alberti

Liceo Scientifico Galilei