Si terrà lunedì 29 novembre e non giovedì 25 novembre, e solo online, il nono incontro del Ciclo di Geopolitica “Una strategia per Trieste” dal titolo “Mediterraneo” con Lorenzo Noto.

L’incontro si terrà in diretta sulle pagine Facebook Club Geopolitica Trieste e Instagram Una strategia per Trieste.

Lorenzo Noto è un analista esperto di geopolitica del Mediterraneo, energia e dispute marittime, con un focus particolare su Mediterraneo orientale e Mar Egeo. Collabora con Limes e limesonline.com, per cui cura la rubrica storica Limesnerd, dedicata agli anniversari geopolitici.

Mediterraneo

L’importanza del Mediterraneo non riguarda tanto le coste che vi si affacciano quanto il suo essere mare di mezzo tra gli oceani: l’Atlantico, simbolo del dominio Usa, e l’Indo-Pacifico, spazio dove si concentra la competizione tra le potenze. “Medioceano” più che Mediterraneo; insenatura tra due sezioni dell’Oceano Mondo più che mare semichiuso incastonato tra tre continenti. Oggi il suo termometro geopolitico è in costante ascesa.

La concentrazione degli sforzi Usa per contenere la Cina nel Mar Cinese Meridionale ha indotto avversari o presunti alleati a insediare questo quadrante. La penetrazione delle nuove vie della seta cinesi (marittime) e la presenza militare di Turchia e Russia nell’ex Libia sono microsismi che mutano l’orogenesi geopolitica del Medioceano/Mediterraneo.

Così, lo Stretto di Sicilia diviene soglia della competizione tra potenze lungo il confine dei mondi percepiti dell’ordine e del caos. In questo interstizio dove si consuma la contesa tra le massime potenze mondiali, si muovono anche altri attori. Non solo gli euroccidentali (Francia, Regno Unito, Germania) e i dirimpettai nordafricani (Algeria, Egitto), ma anche Israele, Libano e Siria, fino a Emirati e Qatar.

Con i suoi ottomila chilometri di costa e un’economia strutturalmente dipendente dai traffici marittimi, l’Italia è quasi isola immersa nello stretto transoceanico: una rendita geostrategica notevolissima, in teoria.

Nonostante ne sia profondamente interessata, Roma partecipa tuttavia a pochissime delle partite in corso. L’introversione terragna dell’Italia non aiuta la consepevolezza del peso di tali partite strategiche. Eppure, il suo futuro resta dipendente dal mare.