Martedì 13 marzo al Centro Veritas si è tenuta una nuova conferenze del ciclo Geopolitica e religioni. L’evento, dal titolo “La pratica buddhista non violenta del popolo tibetano”, affrontava questa tragica situazione.

Il tema è stato analizzato partendo dalle radici della controversia tra l’Impero cinese e il popolo tibetano, arrivando ai risvolti odierni.  L’approccio è stato sia politico sia religioso, grazie agli interventi di due ospiti d’eccezione: Ani Malvina Savio e Alessandro Groppo Conte.

Ani Malvina, monaca buddhista triestina, nonché fondatrice del Centro Buddhista Tibetano Sakya, ha raccontato la sua preziosa e unica esperienza. Particolarmente toccante è stata la lettura di una preghiera del Dalai Lama, che scrisse dopo essere stato sottoposto a torture inimmaginabili.

Per quanto riguarda la sfera politica e storica del Tibet, Alessandro Groppo Conte l’ha chiaramente esposta anche attraverso materiale multimediale.

Con nostro estremo piacere abbiamo avuto l’occasione di intervistare Ani Malvina Savio. Siamo Beatrice e Ilaria, di IV linguistico E del Liceo Petrarca. L’opportunità di confrontarci con Ani Malvina Savio è stata un’esperienza molto significativa. È una figura di così grande spessore umano che arriva a smuovere i sentimenti dell’anima. Afferma che il suo contributo non è che un granello di sabbia nell’Universo ma che ogni granello è importante.

In prima battuta, le abbiamo chiesto come si è avvicinata alla filosofia buddhista e qual è il suo approccio ad essa.

Ha risposto che più di 20 anni fa, grazie a una serie di incontri quasi fortuiti, è stata instradata sulla via spirituale del buddhismo. A motivo della propria spiccata compassione verso il prossimo, della propria curiosità e all’intervento del destino, è potuta entrare a far parte dell’ordine monastico buddhista tibetano.

Amore, compassione e saggezza sono i concetti alla base del Buddhismo. Per esperienza, Ani Malvina Savio afferma che il popolo tibetano vive l’amore e la compassione in modo molto più profondo rispetto all’Occidente.

Infatti, il Buddhismo aborrisce ogni tipo di violenza, che sia fisica o verbale. Inoltre uno dei precetti fondamentali di questa filosofia è di non distogliere nessuno dalle radici religiose d’origine, invitando bensì ad approfondirle.

Con un passato di cantante lirica, Ani Malvina sottolinea l’importanza che la musica ha sempre ricoperto, fin dai tempi più antichi, in tutte le religioni.

Di seguito abbiamo domandato quali fossero le attività che adesso la vedono più coinvolta.

Ani Malvina ha presentato il progetto India Onlus che si concentra sull’adozione a distanza di bambini tibetani e nepalesi in difficoltà. Inoltre, attraverso il sostegno anche economico ai monaci della scuola spirituale Sakya, promuove la diffusione il buddhismo che ha per guida spirituale il Dalai Lama.

Tra l’altro ha potuto anche dare il via alla costruzione di una clinica medica in Himalaya, in un’area senza alcun supporto sanitario nel raggio di 50 chilometri.

Da poco passata la ricorrenza dell’8 marzo, desideravamo conoscere da Malvina la relazione uomo-donna all’interno del Buddhismo.

La donna in India, 2500 anni fa, per la legge era interamente subordinata all’uomo, padre, marito o figlio che fosse. Con l’annuncio del Buddha il ruolo femminile venne completamente rivalutato, al punto da assumere una posizione di rilievo pari a quello maschile. Il Buddha, infatti, le riconosceva piena libertà ed eliminava le caste. Le donne si trovarono travolte da una libertà tale da metterle a disagio. Di conseguenza chiesero protezione ai monaci. Ad oggi, nel Tibet, esistono persino monasteri maschili guidati da Lama donne e viceversa. Inoltre è stata abolita l’usanza di far loro percorrere un tragitto troppo lungo e rischioso quando devono ricevere ritualmente la carica di monache. È così possibile proteggere la loro stessa vita.

Uno dei 14 precetti buddhisti esprime proprio che la donna non può essere discriminata perché rappresenta la saggezza, e ha la mente più acuta dell’uomo. Il valore del metodo, invece, è espresso dall’uomo.

Beatrice & Ilaria