Trieste – Idrocarburi, idrocarburi policiclici aromatici, metalli, diossine e furani, PCB, amianto, fitofarmaci, fenoli: questi i pericolosi inquinanti che contaminano il suolo dell’area portuale di Trieste.

Il difficile crinale fra tutela dell’ambiente e sviluppo economico nella nostra città è stato il tema dell’incontro “Inquinamento del suolo nell’area portuale di Trieste in una prospettiva di sviluppo sostenibile”, tenutosi giovedì 16 novembre alla sala Piccola Fenice.

L’evento è stato organizzato da Libreria Einaudi di Trieste, Limes Club Trieste e Centro Culturale Veritas.

Relatori erano Luca Marchesi, direttore generale di ARPA FVG (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Friuli Venezia Giulia) e Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.

Moderatore era Luciano Larivera S.I. presidente del Centro Culturale Veritas, che ha contestualizzato l’incontro sui temi dell’“Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile”, uno dei fili conduttori della riflessione del Veritas.

Tra il folto pubblico erano presenti anche rappresentanti del Comitato 5 XII – Giustizia Salute Lavoro, che si batte per la chiusura dell’Area a Caldo della Ferriera.

L’assessora al territorio, urbanistica e ambiente del Comune di Trieste Luisa Polli è intervenuta in apertura dell’incontro ricordando la vicenda del Sito di Interesse Nazionale di Trieste: si trattava di un’opportunità per le imprese che volevano insediarsi nell’area, ma sono stati persi vent’anni negli uffici per seguire il processo di caratterizzazione. Polli ha portato l’esempio virtuoso della bonifica del bacino della Ruhr in Westfalia, uno dei luoghi più inquinati d’Europa, effettuata tra il 1989 e il 1999 con il metodo dell’analisi del rischio.

«Ora — ha detto — ci troviamo con aziende che vogliono insediarsi nel Sin e pagano per bonificare, pur non avendo inquinato, e ci sono invece aziende che hanno inquinato, ricevono contributi pubblici e sono ancora in attività».

Luca Marchesi ha esordito ricordando il principio della sostenibilità ambientale: garantire il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.

«150 anni di sviluppo industriale hanno avuto un impatto sull’ambiente tale da interferire in modo pressoché irrimediabile sulla situazione originaria. Gli agenti inquinanti sono ubiquitari. – ha proseguito Marchesi. – Bonificare vuol dire raggiungere un livello accettabile di rischio».

«Il nostro Paese non è riuscito ad interpretare in modo semplice ed efficiente le direttive europee. L’analisi del rischio è stata introdotta in Italia appena nel 2014».

Entrando nel dettaglio del Sito di Interesse Nazionale di Trieste, che è particolarmente esteso ed interessa anche l’area del Porto, il direttore dell’ARPA ha spiegato che in loco «esistono contaminazioni storiche che comprendono anche rifiuti urbani, rifiuti di stoccaggio di materiali petroliferi, interramenti di materiali di varia provenienza».

«Nel SIN ci sono strutture importanti come la Ferriera, un impianto attorno al quale l’ARPA lavora moltissimo e con modalità innovative: è il primo caso di applicazione dell’articolo 252 bis del Testo unico ambientale, che prevede bonifica e reinsediamento industriale».

Marchesi ha rimarcato che il campionamento delle aree inquinate non dà delle certezze sull’effettiva situazione: è questo il caso del rinvenimento di amianto nell’area della piattaforma logistica.

Zeno D’Agostino ha orientato il suo intervento su considerazioni di governance, a suo avviso cruciali per realizzare un autentico sviluppo sostenibile.

Come presidente dell’Autorità portuale deve affrontare quotidianamente la lungaggine ed i relativi costi delle procedure dettate dalle norme, che rimandano all’autorità ministeriale le decisioni sui Siti di Interesse Nazionale.

«Uno Stato è tanto più efficiente tanto più è in ascolto delle realtà locali – ha detto D’Agostino. – Ogni volta che si presenta un problema che riguarda il SIN, occorre andare fisicamente a Roma per confrontarsi con il Ministero dell’Ambiente, quando invece gli aspetti tecnici si risolvono molto più efficacemente a livello locale».

Solo una relazione efficiente tra Stato e territorio permette di superare i nodi di una materia, quella ambientale, oggettivamente complessa e critica.

Grazie ad un lavoro politico, tecnico e promozionale, il Porto di Trieste ora «è un attrattore strategico, stiamo diventando una capitale globale».

«Diversamente da altri Porti, a Trieste ci sono imprese che vogliono investire. Ovviamente vogliono velocità e certezze. Non andiamo a Roma a domandare soldi, quelli ce li mettono i privati: ciò che chiediamo è di mettere gli investitori in condizioni di partire da zero e non da meno uno».

«L’efficienza amministrativa — ha proseguito — è essenziale per realizzare tale obiettivo. Tutta la pubblica amministrazione, dal locale al nazionale, dev’essere più razionale e veloce».

«Un Paese è grande quando riesce a capire i territori che lo compongono. Non sono un indipendentista, anzi sono convinto che le linee guida devono essere stabilite centralmente. Vanno però attuate localmente. In questo modo ci guadagnano tutti».

D’Agostino ha quindi sottolineato la forte collaborazione tra Porto e ARPA. Grazie a sistemi innovativi allo studio con l’Agenzia, mettere in sicurezza il Porto potrà rivelarsi meno costoso di quanto si immaginava.

Luca Marchesi ha replicato sul tema della governance locale evidenziando come la “derubricazione” dei Siti di Interesse Nazionale a Siti di Interesse Regionale — una strategia messa in atto, ad esempio, dalla Regione Lombardia — non sempre è vincente: «La derubricazione va preparata molto bene. Occorre verificare che localmente esista la capacità di attuare le direttive. La normativa ambientale — ha osservato — è complicata e difficile da interpretare; le responsabilità sono ingenti».

Quanto al SIN di Trieste, il direttore dell’ARPA ha indicato come la perimetrazione fu fatta in modo approssimato: «si pensava che arrivasse una pioggia di soldi». Una riperimetrazione razionale può far sì che tornino di competenza della Regione aree ora sottoposte alla giurisdizione ministeriale.

Corposo il dibattito in sala dopo le relazioni. In particolare D’Agostino, rispondendo ad una sollecitazione sul ruolo dei territori, ha evidenziato che le spinte locali possono essere pesanti e miopi, portando a degenerazioni: in tal senso, ha portato l’esempio della proliferazione degli Atenei in ogni città italiana, a scapito della qualità dell’insegnamento. «L’eccessiva libertà dei territori — ha concluso — crea talvolta dei mostri».