“Lo sport è una grande occasione per imparare a dare il meglio di sé, con sacrificio e impegno, ma soprattutto non da soli. Viviamo in un tempo in cui, grazie anche alla presenza massiccia delle nuove tecnologie, è facile isolarsi, creare legami virtuali con tanti ma a distanza”.

“Il pallone diventa un mezzo per invitare le persone reali a condividere l’amicizia, a ritrovarsi in uno spazio, a guardarsi in faccia, a sfidarsi per mettere alla prova le proprie abilità. Il calcio è un gioco di squadra, non ci si può divertire da soli. E se è vissuto così, può davvero far bene anche alla testa e al cuore”

È partita ispirandosi alle parole di papa Francesco, pronunciate durante l’evento ‘Il calcio che amiamo’, tenutosi a maggio 2019 in Vaticano, la conversazione con Bruno Pizzul sul ruolo dei giochi di squadra nell’educazione del carattere, svoltasi lo scorso martedì 22 ottobre alle 20.30 presso il Centro Veritas.

Pizzul ha ricordato anche una grande figura di sacerdote che nel secondo difficile dopoguerra è stato capace di stemperare un clima di ostilità e risentimento con il gioco del pallone in oratorio: don Pietro Cocolin, che fu poi vescovo di Gorizia e amministratore apostolico della diocesi di Trieste.

L’appuntamento si è svolto in collaborazione con la Sant’Ignazio ssd arl, la polisportiva dei Gesuiti di Trieste a Villa Ara

Qui l’audio completo della conferenza: