A cura di Maria Luisa Riosa Zivoli

Sabato 12 e domenica 13 novembre 2022, presso il Centro Culturale Veritas, sono ripresi in presenza gli incontri “In ascolto della Parola” che da molti anni l’Associazione Cardoner offre a tutta la Diocesi.

Quest’anno il fine settimana è stata guidato dal Padre gesuita Cesare Geroldi che ha accompagnato i numerosissimi presenti attraverso la presentazione e la lettura del Libro di Giuditta.

Fin dalle prime battute padre Geroldi ha messo in evidenza come tale Libro sia una sorta di parabola, un racconto emblematico atto a condurre il lettore a prendere coscienza, attraverso l’avvenimento narrato, di come la potenza assoluta del male, incarnata in questo caso da Nabucodonosor e dal suo sottoposto Oloferne, venga sconfitta dall’azione di una donna, vedova e sola, ma legata a Dio da una forte relazione di fiducia e affidamento a Lui, accompagnato da una costante e profonda preghiera per il suo popolo Israele. Questa donna è Giuditta.

Per comprendere la drammaticità della storia, attraverso la lettura puntuale dei primi sette capitoli del libro, in cui Giuditta ancora non appare, padre Cesare ha condotto i presenti a coglierne il senso per noi oggi. Questa storia, all’apparenza così lontana nel tempo, è una storia che ci accompagna attraverso i secoli, storia che attraverso altri nomi e altri personaggi continua a ripetersi. Infatti può ripresentarsi ogni volta in un cuore che non teme Dio, che non lo riconosce e che anzi, un po’ alla volta si convince di essere lui stesso dio e in base a questa convinzione arriva a pensare di dover e poter assoggettare tutti gli uomini. Storia molto attuale anche in questo nostro momento storico.

Il racconto narra di come Nabucodonosor, il potentissimo re degli Assiri, mosso dallo sdegno per il rifiuto di molti popoli ad assoggettarsi a lui, ordina ad Oloferne, generale supremo del suo esercito di organizzare una grande strategia di guerra per annientare tutte le genti che si sono opposte a lui e occuparne le terre con ogni mezzo.

A questa richiesta Oloferne dovrà assolutamente obbedire in ogni particolare. Cosa che Oloferne, tronfio della fiducia accordatagli dal capo e sentendosi ora semidio, si appresterà a eseguire con grande impegno e risultato finché… non si troverà di fronte al piccolo popolo di Israele che… gli opporrà resistenza.

La lettura di questi primi sette capitoli, se mette in evidenza con sottile ironia l’assurdità delle pretese e delle conseguenti azioni dei personaggi coinvolti, porta però a prendere coscienza come alla base di ogni storia reale si faccia presente la necessità di fare una scelta davanti alle tentazioni di sempre: usare il potere, l’avere e l’apparire per avere successo assicurato.

Queste sono le tentazioni che Gesù stesso ha sperimentato quando, dopo il battesimo nel Giordano e prima di iniziare la sua vita pubblica, viene condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo che gli suggerirà come vivere con successo la missione che il Padre gli ha affidato (cfr. Matteo 4,1-11). Tentazioni che Gesù allontana da sé rifiutandole tutte e rispondendo alle suggestioni insinuate dal Tentatore unicamente con la Parola di Dio: “Sta scritto…”

Dal capitolo ottavo del Libro appare ora Giuditta. Quando per il piccolo gruppo di Israeliti assediati da Oloferne e asserragliati a Betulia viene a mancare anche l’acqua, sembra non esserci più alcuna speranza di sopravvivenza, si fa strada tra i capi la tentazione di arrendersi. Prima però, poiché si considerano uomini di fede, pregano Dio dandogli una specie di ultimatum: se entro cinque giorni Lui non interverrà a salvarli, loro si arrenderanno.

A questo punto entra allora in azione Giuditta: vedova sì, ma molto determinata e piena di sapienza. È una donna che prega e la sua preghiera si fa ora il grido appassionato di chi si mette nelle mani di Dio. Colei che per definizione, nella cultura del tempo era considerata una creatura debole, un personaggio secondario, chiede al Signore di combattere in Suo nome, di poter essere segno della Sua potenza, di dar prova che Egli è il Signore e che non c’è un altro che può proteggere il popolo d’Israele. Affida al Signore ciò che ha in cuore di fare per salvare il Suo popolo e con la forza che le viene da Dio affronta con astuzia e determinazione il nemico mortale.

Giuditta avrà successo e ritornerà all’accampamento dopo essere riuscita a decapitare Oloferne. Segue il racconto del giubilo dei salvati e dalla fuga terrorizzata degli assalitori. Il libro di Giuditta termina con un grande inno di ringraziamento a “Dio che stronca le guerre, che ha posto il suo accampamento in mezzo al suo popolo e che l’ha salvata dalle mani dei suoi persecutori…”

Fuor di metafora il racconto interpella in modo forte la coscienza dell’ascoltatore portandolo a prendere coscienza che ogni uomo sperimenta nella propria vita la forza della tentazione che in sé stessa ha un unico scopo: dividere o cercare di impedire la relazione con Dio, dividere con mille pretesti e sotterfugi le persone tra loro e dividere infine l’uomo in sé stesso, portandolo un po’ alla volta a gestire la propria vita a partire dal proprio io, come se Dio non ci fosse. Riconoscere che si tratta di una tentazione, respingerla e vincerla con l’aiuto e la forza dello Spirito Santo, significa in qualche modo tagliarle la testa impedendole così di crescere e diffondere il male.

Bella l’immagine evocata infine della figura di Maria di Nazareth che, con il suo sì alla richiesta del Padre, ci ha donato Gesù e viene rappresentata spesso come colei che schiaccia la testa al serpente.