Centro Culturale Veritas

Il Centro Culturale “Veritas” nasce a Trieste nel 1958 su iniziativa del p. Aurelio Andreoli S.I. come opera apostolica della Compagnia di Gesù.

Dal 2003 è costituito in Associazione culturale, con personalità giuridica ed è animato da un gruppo di laici e gesuiti che si incontra ogni mese in forma di workshop. Recentemente (2009) è stato riconosciuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia come “centro culturale di interesse regionale”.
Opera in collaborazione con i centri culturali laici della regione, con i centri culturali dei gesuiti d’Italia,  con l’università di Trieste, con la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, con l’Istituto di Liturgia Pastorale di S. Giustina di Padova e con i centri teologici della regione ecclesiastica.
La Compagnia di Gesù e la Diocesi di Trieste gli hanno assegnato e confermato il ruolo “di frontiera”.
Gli ambiti qualificanti della sua offerta sono l’attenzione delle istanze della cultura laica e la collaborazione con le altre religioni.
Le proposte annuali si articolano in cicli di conferenze monotematiche, in corsi di approfondimento, nella presentazione di libri, nella segnalazione delle iniziative delle altre grandi religioni.
Tutte le attività sono coniugate “al plurale”, tenendo cioè conto della dimensione laica e interreligiosa.
Si sostiene principalmente con il patrimonio volontario, con il contributo regionale, con le quote dei Soci, con libere offerte, con contribuzioni di Enti pubblici, senza condizionamenti e in sobrietà.




 Programma 2011 - 2012

Le crisi contemporanee e i nuovi linguaggi della fede


I nuovi paradigmi costituiscono da anni il filo conduttore dei percorsi del Veritas, orientato a suscitare interrogativi e confronti sui cambiamenti accelerati che investono la nostra società, destrutturando tradizionali certezze ed interpellando le vite e la fede. Dimensioni fra loro legate da un misterioso ma fondante rapporto, perché non è data possibilità di vita senza una fede/fiducia nell’Altro e non c’è fede che non sia ricerca di un senso e di una pienezza di vita.
Il tempo delle crisi, prima culturali ed antropologiche che economiche, è il kairos che interpella al discernimento e alla scelta o almeno alla domanda radicale sul nostro esser-ci, in questo tempo e in questo luogo.
Nel tempo delle crisi “la libertà contemporanea torna ad essere una questione di fede. Non, però, fede cieca e chiusa, irrazionale e arcaica, ma fede che, prima di tutto, è legame e insieme apertura, disponibilità all’evento e insieme ricerca di senso, capacità di trascendimento e confronto con la realtà.” (1)
Una fede sempre interrogante e perciò anti-idolatrica ed esodale, sulla scia dell’uomo biblico, che, volgendosi indietro, “crede di aver perso Dio; in realtà è Dio che, attraverso strade laterali, ha corso e si è portato davanti all’uomo e lo aspetta laggiù, in un orizzonte provvisorio che l’uomo non ha ancora saputo individuare con lo sguardo.”(2)
Sull’orizzonte provvisorio, dal crinale di un passaggio fra cose passate e nuove che stanno germogliando, vorremmo gettare sguardi e cuori pensanti, percorrendo insieme il ciclo degli incontri e delle testimonianze dei mercoledì e dei seminari di approfondimento. Accogliendo la sfida e il rischio, ma anche la promessa contenuta nella parola biblica “timshel” “tu puoi” che Dio rivolge a Caino e Steinbeck richiama nella Valle dell’Eden: “Diamine, questo sì che fa grande un uomo e gli dà la statura degli dei, perché, nella sua debolezza e nella sua bassezza e dopo l’assassinio del fratello, tutt’ora egli ha la grande scelta.”

 La Commissione Culturale


(1) Mauro Magatti, Libertà immaginaria. Le illusioni del capitalismo tecnonichilista, Feltrinelli, Milano 2009
(2) André Neher, L’esilio della parola. Dal silenzio biblico al silenzio di Auschwitz, Marietti, Genova 1997






Dieci righe sul Logo

Logo Centro Culturale VeritasIl centro culturale Veritas da anni vuole essere un centro di cuori pensanti.
Cuori pensanti coloro che propongono idee, cuori pensanti coloro che ne vengono coinvolti, coloro che seguono i corsi e condividono questa filosofia di un pensiero che si apre e si interroga sulle questioni della contemporaneità.

Quando si è parlato di progettare una ristrutturazione, qualche anno fa, si è subito posto un occhio di attenzione al cuore ‘fisico’ del Veritas: il romitorio.

Un luogo a forma quasi circolare, in fondo a quella sala che fu la cappella e oggi è sala di accoglienza e di esposizione.

Il romitorio voleva essere il luogo del raccoglimento di tutti.

Un cuore di raccolta dello spirito e di possibilità di preghiera.

Preghiera laica e religiosa. Preghiera indipendente dall’appartenenza.

Un luogo che sottolineasse queste scelte culturali fondanti.


Così è nato il logo: dal luogo.

La forma del logo è la forma della pianta del  romitorio.
Suggerito da quelle due parentesi che graficamente chiudono ma restano aperte, e raccolgono più persone (le teste del Veritas), senza pregiudizi e preclusioni ideologiche e di credo.
Nel cuore del Veritas si può entrare, si può restare, e si può uscire.
C’è un cuore di esperienza nelle relazioni che si vengono a creare, con il luogo e con le persone, con i dubbi e gli interrogativi.
C’è un cuore al centro che è il romitorio, dove ciascuno può incontrare se stesso e la sua trascendenza, chiamare il suo Dio e parlargli.





Il contenitore delle terre dei cinque continenti

Qui accanto, il contenitore delle terre dei cinque continenti, posto al centro del “Romitorio”, uno spazioContenitore delle terre dei cinque continenti interreligioso di raccoglimento, meditazione, preghiera.
Il contenitore – opera dell’artista Pietro Marcucci di Trieste – è di pietra carsolina.
La terra, nelle varie tradizioni religiose, è proprietà di Dio e simbolo (metafora?) della condizione di fragilità dell’uomo. Vero è quel rapporto con Dio che non prescinde dalla memoria dell’uomo nelle sue situazioni di fragilità.
pagine viste dal 20-04-2009: 148543
Copyright © 2012 Centro Culturale Veritas Via Monte Cengio 2/1a, 34127 TRIESTE
Powered by Zen Cart - Zen Cart Italia